L’animAzione teatrale e la comunicazione nella supervisione (in L’educatore supervisore nell’organizzazione dei servizi sociali)

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Le autrici e gli autori del volume hanno inteso rimettere in gioco la loro identità di professionisti di una pedagogia fenomenologica in un’attività, probabilmente inedita per il pubblico interessato a denunciare e a vedere legittimati i propri bisogni di un’educazione di ispirazione antropologica sia nelle età evolutive della natura umana, sia quelle lungo tutto l’arco della vita sociale, per accedere ad un welfare di una cittadinanza-community.

Il titolo del libro ne detta, infatti, i contenuti esperenziali, la ricerca di un’epistemologia della professione, la metodologia storicamente costruita con lo sviluppo delle Scienze filosofiche, pedagogiche e sociali, il tipo di linguaggio di una comunicazione educativa fondata sulla semantica cognitiva del significato del linguaggio stesso. La complessa dinamica rappresentativa dei singoli contributi suona come una novità e una sfida a fronte della finora prevalente attività di supervisione nei Servizi sociali svolta da professionisti di altre professioni sociali. Il volume presenta, pertanto, un quadro di riferimento in movimento, una ricerca continua.

Il teatro d’animazione pedagogico. Le nozioni base delle origini storiche dei singoli laboratori

pubb9Il Teatro d’Animazione Pedagogico utilizza le arti dello spettacolo, le tecniche sceniche ed i mestieri del teatro. Non vuole curare l’inconscio problematico degli adolescenti, ma far emergere il lato positivo e le capacità degli studenti.

Il collante del gruppo (diviso in laboratori) è un grande obiettivo: uno spettacolo finale dove sotto ogni aspetto è deciso, elaborato e creato dagli studenti stessi. Il progetto prevede un coinvolgimento minimo di 150 studenti, è una didattica alternativa che trasmette ai ragazzi il vivere in modo sano la vita sociale e scolastica con una stratificazione teatrale-educativa, rendendo unico lo studente nella sua mansione svolta.

È un’autoeducazione al rispetto di se stessi e degli altri. In questo testo si fornisce un valido supporto per conoscere le basi delle origini storiche dei singoli laboratori del Teatro d’Animazione Pedagogico.

Genitori nella rete del bullismo

 

«In quel confine pubb8labile tra la violenza e la routine di una vita che si evolve interviene una figura fondamentale: l’educatore.Dapprima il bambino riconosce l’autorità nei genitori o in parenti e amici più grandi che stimano.

Da qui – inconsapevolmente – ricava il contesto di regole e norme condivise su cui si baserà tutta la sua vita, anche e soprattutto nel rapporto con gli altri. In età scolare subentrano, poi, i maestri e le maestre, i docenti nelle scuole.

I ragazzi, con gli attuali stimoli, hanno spesso degli interessi che vanno oltre la scuola. Allora un maestro di canto, di ballo o di recitazione può divenire una figura stimata e, quindi, una figura autorevole e anche un punto di riferimento.

Il Teatro d’Animazione Pedagogico della professoressa Giovanna Pini è una didattica sicuramente alternativa che trasmette ai ragazzi la capacità di vivere in modo sano la vita sociale e scolastica.

Si tratta di educatori che hanno una grande – e meravigliosa – responsabilità».

 

bullismo al femminile

Bullismo al femminile

Di bullisbullismo al femminilemo si può morire; che sia reale o virtuale, il bullismo può uccidere ed è un fenomeno così diffuso e sommerso che si può  configurare come un’emergenza sociale.
Abbiamo importato e tradotto nel lessico italiano il termine inglese “bullying” e talvolta, nella nostra lingua corrente , lo usiamo  impropriamente;  il bullo, infatti,  non è un esibizionista, uno  sbruffone, un gradasso un po’ “guascone” , il bullo – chiariamoci ! – ha un comportamento aggressivo e vessatorio ed  usa condotte di particolare crudeltà fino al sadismo.  Insomma, non esiste un “bullismo buono”, il bullo è sempre “senza gloria” e nessuna giustificazione è possibile, perché Il bullismo è sempre pura cattiveria, è una forma  di sopraffazione e di persecuzione sistematica e ripetuta – individuale o di gruppo – verso chi viene percepito come diverso o come debole, la vittima! Ed il bullo è il suo carnefice.
Il presente volume – scritto  a più mani, con contributi scientifici specifici  – affronta il fenomeno del bullismo sotto varie sfaccettature e soprattutto indaga un aspetto decisamente poco noto e forse più sorprendente, quello del bullismo femminile ed il suo intreccio fondamentale con il bullismo elettronico o cyberbullismo.
Secondo gli Autori, Il bullismo femminile è un fenomeno che si manifesta e si esercita in maniera molto più subdola di quello maschile, in quanto meno fisico e muscolare  e maggiormente caratterizzato dall’uso violento dell’interazione verbale, al fine di umiliare la vittima ed escluderla dal gruppo, facendo leva sugli aspetti psicologici ed emotivi, il cosiddetto   «bullismo psicologico».
Generalmente, negli atti di bullismo femminile la vittima non viene colpita fisicamente ma le si distrugge l’immagine esteriore  e la vita personale e  privata; talvolta le si ruba in rete  l’identità digitale per annientarla. Il Cyberbullismo è una sorta di  mobbing via internet che genera nella vittima forme di ansia,  angoscia, depressione e isolamento; è, quindi,  un potenziale di psicopatologie, provoca crisi di  identità e personalità, minaccia la percezione di sé,  l’autostima e la fiducia in se stessi.
Il movente principale della bulla è la gelosia o  l’invidia, spesso scatenata dall’aspetto estetico della vittima. L’autrice di bullismo può agire individualmente contro la sua vittima o scatenarle contro il branco, il gruppo – fisico e/o  virtuale – che capeggia e che ha selezionato. La bulla, seguita dal gruppo, ha la capacità di intuire e toccare il punto debole della vittima, ed è su questo che infierirà rendendola ancora più debole ed insicura con effetti devastanti sulla crescita. I protagonisti di questo teatro di bulli e perseguitati , infatti, sono per lo più degli adolescenti  ma anche dei bambini, con il carattere ancora in formazione, in cerca di conferme e sicurezze, di un’appartenenza al  gruppo e di un riconoscimento nel vivere sociale.
I bulli ed i cyberbulli danno l’assalto alle  diversità: il colore della pelle, la disabilità, l’obesità, ma anche la  bellezza che spicca e che si impone; o la timidezza, l’orientamento sessuale, la nascita straniera o più semplicemente un  abbigliamento o un comportamento non convenzionale e non massificato.
Lo  spazio virtuale in cui gli adolescenti si immergono è il primo impatto con la libertà e con l’assenza di controllo da parte di genitori e adulti. E così accade che la percezione della “diversità” o della debolezza scatenino  il bullismo elettronico di branco; basta entrare in rete per imbattersi nelle troppe voci di violenza verbale: sessismo e misogenia, odio razzista e discriminazioni varie. Il cosiddetto “hatespeech” diffonde insulti, molestie e minacce “a causa” dell’etnia, della presunta omosessualità, di una bellezza più vistosa o una bruttezza evidente, un difetto marcato. Attirano un po’ meno le “diversità” delle opinioni  politiche e delle credenze religiose. E, mentre  si stanno progressivamente abbassando l’età delle vittime e quella dei bulli, in relazione ad un accesso sempre più precoce agli strumenti digitali ed a tutte le nuove tecnologie, aumentano anche gli altri rischi della navigazione: pedopornografia, adescamento in rete,  grooming; ed esiste, complessivamente, un problema di rispetto dei diritti umani online nella navigazione informatica.
La rete è definibile come un “non luogo”, un mondo che  attraversa il mondo ed i nostri figli sono tutti nativi digitali, vivono immersi nella “connettività” e talvolta preferiscono il virtuale alla vita reale. Non possiamo abbandonarli ad un mondo parallelo e incontrollato e dobbiamo garantire loro il diritto alla libertà  di navigare in rete ed a  farlo in sicurezza e  senza paura.
Il bullismo femminile,  strettamente connesso al cyberbulling o bullismo elettronico è, secondo gli studiosi,  un fenomeno piuttosto recente e intimamente legati all’evoluzione e alla proliferazione delle nuove tecnologie nei mezzi di comunicazione. E proprio tale nodo di fondo favorisce la proliferazione di tutte quelle forme di vessazione e di persecuzione attuate tramite il web. L’esempio più tipico sono i filmati ripresi con i telefonini, che immortalano pesanti  “prese in giro” o, peggio, crudeli umiliazioni o addirittura maltrattamenti verso un compagno di scuola, che poi vengono diffusi sul canale You Tube. Cioè, esibiti al mondo!
La tecnologia, sempre più sovrana nella nostra società, offre una vasta gamma di nuovi strumenti high tech con cui perpetuare, moltiplicare, amplificare all’infinito l’atto di persecuzione da parte dei bulli nei confronti delle vittime. Due sono gli aspetti che caratterizzano questo nuovo bullismo e che lo rendono particolarmente subdolo: l’assenza del contatto diretto, il bullo elettronico – infatti – non è una presenza fisica, ma un nickname, un soprannome, una maschera virtuale mediante la quale si rende difficilmente rintracciabile nella sterminata rete del web; l’assenza di limiti spazio-temporali: il bullo non lascia in pace la sua vittima, nemmeno tra le mura domestiche, la insegue virtualmente ovunque e la investe ogni volta che si collega al mezzo elettronico. E se il  bullismo fisico è visibile e più difficilmente nascondibile ad adulti e genitori, il cyberbullismo sfugge più facilmente ad ogni controllo e denuncia. Forte dell’anonimato garantito da internet, il cyberbullo avverte sempre meno responsabilità nelle azioni commesse a danno altrui. D’altro canto, di fronte al bullismo virtuale, nella vittima si può accentuare la sensazione di non avere più alcuna via di scampo. La disinibizione tipica dell’ambito virtuale e l’anonimato, favoriscono i messaggi violenti e persecutori ed espongono la vittima davanti ad una platea infinita di spettatori e per un tempo infinito, con esiti psicologicamente devastanti.
Il volume non si offre soltanto come strumento di analisi del fenomeno del bullismo in generale e del bullismo femminile in particolare ma, contiene anche  la formulazioni di modelli teorici di supporto neuropsichiatrico e di affiancamento pedagogico per le vittime e, soprattutto,  propone tecniche di prevenzione e di contrasto , attraverso l’esperienza formativa del Teatro d’Animazione Pedagogico (TAP).
Il TAP – ideato e realizzato dalla Professoressa Giovanna Pini, curatrice del volume –  chiama in causa la questione educativa, la sfida e l’emergenza educativa, come metodo  per prevenire e combattere il bullismo ed i disagi giovanili. La validità delle teorie e delle metodologie innovative che caratterizzano il Teatro d’AnimAzione Pedagogico sono scientificamente riconosciute ed indubbi sono i risultati raggiunti:  un miglioramento della capacità di adattamento alla scuola da parte degli studenti e, soprattutto, la prevenzione di comportamenti negativi attraverso lo stimolo dei rapporti interpersonali e collaborativi.
Il progetto di Teatro d’AnimAzione Pedagogico – che punta ad aiutare le vittime ma anche a recuperare  gli autori di bullismo – coinvolge ragazzi di ogni età, con particolare attenzione alla fascia che va dai 13 ai 19 anni. Forse perché è proprio questa, la fascia di età più importante su cui intervenire, perché – spiega la Professoressa Pini “i giovani affrontano un passaggio che sarà determinante per il loro futuro: dalle scuole medie alle scuole superiori, codici e contesti cambiano e ciò che un tempo non veniva neanche considerato ora diventa di fondamentale importanza. L’“altro” è sconosciuto, quanto sconosciuto è spesso il proprio io, e se da una parte ci si sente adulti, dall’altra permangono quelle caratteristiche che rendono l’adolescente un giovane con le sue fragilità ed incertezze. Il sentirsi parte di qualcosa, il senso di appartenenza,  è di assoluta importanza in questa età; i ragazzi cercano ascolto, premura, disciplina, serenità e spiegazioni. Ma soprattutto comunicazione. La comunicazione, se usata in maniera consapevole e mirata, può essere utilizzata per migliorare la relazione genitori-figli e studenti-insegnanti, e può prevenire le forme di aggressività; dobbiamo essere pronti a rispondere alle domande e comunicare con gli adolescenti è un prezioso e doveroso atto di altruismo” .
Il Teatro d’AnimAzione Pedagogico ha dimostrato, nel tempo, che può esistere una scuola che sappia farsi carico della vera conoscenza e la valorizzazione dei suoi allievi: questa è la scuola vincente, una scuola dove, con il passare dei mesi, diminuiscono le percentuali di assenze, dove essere presenti è un piacere perché non si è soli, perché si ha una rete di amici giovani e di adulti pronti ad ascoltarti e a valorizzarti. Le riforme scolastiche dovrebbero partire da qui, dall’analisi dei contesti e dalle strategie innovatrici sociali; dalle esperienze concrete come il Teatro d’AnimAzione Pedagogico, un laboratorio di idee ed un modello da seguire se si vuole restituire alla scuola la sua completa funzione educativa e di formazione alla vita.
A questa sfida educativa, il presente volume contribuisce fortemente ed in chiave innovativa. Ed è un libro per tutti: educatori, operatori scolastici, genitori, studenti.

 

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Studi di psicologia dell’educazione

Studi di psicologia dell'educazione

Studi di psicologia dell’educazione

Fare teatro, nel senso di imitare la realtà, è un gioco che si apprende sin da bambini quando si riproducono i modelli comportamentali degli adulti. L’autrice, avvalendosi anche delle osservazioni di Piaget ed Erikson,parte da questo aspetto del “fare teatro” per poi allargare la visuale al valore sociale della rappresentazione che, secondo Durkheim, facilita la comunicazione dei membri di un gruppo.

In questo ambito teorico si inserisce il progetto del Teatro d’AnimAzione nelle Università, che nascerebbe, a detta dell’autrice, da un vero e proprio bisogno degli studenti di “essere e divenire azione”. L’idea di base è quella di rendere dinamico il sapere e di consentire ai ragazzi di rielaborarlo in modo creativo per facilitare non soltanto l’apprendimento ma per permettere loro di intraprendere un percorso di consapevolezza di sè rispetto agli altri. Il fare teatro in un contesto di studi recupera quindi la dimensione sociale e aggregante del sapere, troppo spesso trascurata nell’ambiente accademico.

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Il teatro d’animAzione nella riabilitazione

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Il teatro d’animAzione nella riabilitazione

Il teatro d’animazione in questo testo ha l’obiettivo di intervenire riabilitativamente in modo diverso da qualsiasi approccio classico e di realizzare un progetto che tenga conto della parte sana della persona, non di quella malata.

Rendere azione l’anima – ecco perché animazione – significa animare i nostri pensieri e il nostro essere, non vuol dire stasi ma improvvisazione, cambiamento, possibilità di divenire energia cangiante.

I laboratori che concorrono a un progetto di teatro d’animazione – e che si occupano di tutti gli aspetti, dai testi alle musiche, dal trucco alle scenografie – hanno come unico fine la presentazione di uno spettacolo.

L’esperienza ha dimostrato che proporre le diverse attività relative alla messa in scena in modo integrato, motivandole con la preparazione di un evento di cui gli stessi partecipanti sono i protagonisti, favorisce le capacità cognitive, emotive, relazionali, prassiche e di comunicazione.

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Il teatro d’animAzione pedagogico

Il teatro d'animAzione pedagogico

Il teatro d’animAzione pedagogico

Con il Teatro d’Animazione Pedagogico (che utilizza le arti dello spettacolo, le tecniche sceniche e i mestieri del teatro) non si vuole curare; non si vuol tirare fuori le negatività nascoste o i problemi non risolti, ma semplicemente far emergere il lato positivo e le capacità degli studenti. Far esprimere agli allievi potenzialità che credevano inesistenti, valorizzando il loro talento e le loro capacità per affermarsi nel gruppo. Il TAP coinvolge un minimo di 100-150 studenti, è un teatro autonomo, gestito interamente dai giovani; mettendo la loro anima in azione, i ragazzi arrivano anche a guidare i loro compagni di progetto, assistendo così al fenomeno di studenti-coach. Con il Teatro d’Animazione Pedagogico si diventa spettatori-attori, si offre la propria capacità all’altro creando certezze, maturazione, aggregazione, socializzazione, rispetto, collaborazione, disciplina, ascolto, autostima; il tutto nel rispetto di se stessi e degli altri partendo dalla comunicazione, di sé e per sé. Una crescita e una maturazione verso il bello, il positivo e l’altruismo. Il collante del gruppo sarà un grande obiettivo: lo spettacolo finale, dove gli studenti tutti insieme avranno contribuito alla sua realizzazione. Prefazione di Giorgio Albertazzi.

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L’animAzione nella pedagogia teatrale

L’animAzione nella pedagogia teatrale

L’animAzione nella pedagogia teatrale

La pedagogia teatrale rappresenta una nuova didattica per affrontare importanti tematiche in modo innovativo fuori dagli schemi prefissati, facendo svolgere alla lezione la sua funzione fondamentale, ossia rendere dinamico il sapere. Il teatro può offrire ai docenti gli strumenti necessari per capire i rapporti fra gli studenti, per diversificare le loro lezioni e nel contempo favorire il loro apprendimento.

“Il Teatro d’Animazione”  è saper rendere azione – l’ anima. L’animazione, deve essere osservata con i due termini che la compongono: anima e azione. L’anim-a-zione: come l’anima che si fa azione; animare i nostri pensieri, il nostro “essere” per divenire “azione”  e trasformarsi; vivere  agendo per comprendere che tutto scorre”;  non vuol dire scivolare ma  attraversare; non vuol dire stasi ma improvvisazione, cambiamento, trasformazione, divenire con l’azione energia cangiante.

Lo studente-attore ed il docente-attore-regista diventano i protagonisti delle lezioni, costruendo un rapporto di scambio, trasformando una lezione in azione globale, riuscendo a creare il palcoscenico della cultura. Tutto ciò ovviamente alimenta la possibilità di confrontarsi e creare un contatto non solo tra studente e studente ma anche tra studente e docente, così le modalità espressive che via-via vengono suggerite e mai imposte, forniscono un apprendimento pedagogico “alternativo”, stabilendo così il Teatro d’Animazione Pedagogico® come un atto educativo.

Il Teatro d’Animazione è uno strumento educativo, aiuta a tirar fuori dal profondo non le angosce ma le proprie risorse, le proprie capacità, la propria arte nascosta: fa mettere in gioco l’essenza di ciascuno, mette in azionel’anima, favorendo: interazioni, autostima, aggregazioni, riflessioni, crescita, relazioni di gruppo, socializzazione, cultura, educazione e formazione.

Teatro d’Animazione: Anima in Azione usando il mezzo teatrale. Il teatro utilizzato con tutte le sue Arti e Tecniche sceniche. Verranno sottolineati tutti gli aspetti del bullo e della vittima cercando di individuare le teorie di prevenzione al Bullismo soffermandoci sull’ efficacia del TAP® come teoria pedagogica-educativa-formativa innovativa e consolidata.